07.01.2009

Un scandal de plus... l'Allemagne ne respecte rien comme toujours

le CEED nous informe sur une affaire de plus avec l'Allemagne...

Madame Colombo est citoyenne italienne. Elle réside en Allemagne, divorce de son époux allemand et obtient par décision de justice allemande, le droit de garde sur ses deux jeunes enfants communs. Parce qu’elle envisage de retourner travailler dans sa ville natale, Milan, elle s’adresse au Tribunal de Munich pour redéfinir les droits de visite du père.

Une telle histoire est des plus banales devant toute juridiction européenne. Elle tourne au cauchemar organisé, quand elle est traitée par le système de juridiction familial allemand.

Le Gouvernement de la République Fédérale a instrumentalisé son appareil, son personnel et ses auxiliaires administratifs pour répondre à un objectif; préparer et contrôler la décision du juge aux affaires familiales, afin de garantir – aujourd’hui et demain – que nul enfant ne quitte jamais le territoire allemand.


A cette fin tous les moyens sont les bons et même des plus malhonnêtes :

- Décisions unilatérales et secrètes, rendues par la voie du référé, non notifiées au parent non-allemand, non-communication des procès-verbaux de séance ,
- Soustraction des droits parentaux au profit de l’administration allemande, avant même que la procédure portant sur le divorce et les droits parentaux ne soit initiée,
- Multiplication des procédures, des intervenants, des juridictions (civile et pénale), harassement judiciaire,
- Falsification de documents et traductions, production de doubles de contenu différent,

- Menace, chantage et criminalisation du parent non-allemand, condamnations pénales ‘à titre préventif’, sans audition préalable, sans notification, production de mandats d’arrêts internationaux dans des affaires civiles, sans raison objective, sur la base d’ordonnances unilatérales de référé,
- Collaboration de l’avocat allemand avec les autorités locales, défense de forme du parent étranger , concours unilatéral des intervenants au profit de l’intérêt allemand, impossibilité pour le client étranger de réfuter un avocat,
- Décisions sur la base de suppositions non fondées, création de motifs fallacieux, fantaisistes et ridicules aux fins de créer les faits accomplis, jamais remis en cause, mensonges administratifs
- Utilisation de termes prêtant à confusion aux fins de la tromperie volontaire, exploitation de la bonne foi et de l’ignorance des autorités étrangères, etc …
Le CEED a présenté une lettre au ministre de la justice italienne que vous pourrez lire en français :

Lettera aperta al Ministro della Giustizia

La Repubblica Federale Tedesca cerca di tenere sotto il suo controllo anche la Giustizia minorile italiana ?
(version française : site du CEED )

 

Ill.mo On. Ministro della Giustizia Angelino Alfano,

Ci stiamo occupando del caso della Dott.ssa Marinella Colombo. Quest'ultima ci ha messo al corrente dei procedimenti SCANDALOSI usati dalle autorità tedesche nei suoi confronti. Detti procedimenti iniqui, unilaterali, spesso segreti vengono regolarmente messi in atto nei confronti di tutti i genitori di nazionalità straniera residenti in Germania. Tutto ciò è inequivocabilmente confermato dal "working document" [1] della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, pubblicato il 22 dicembre 2008.

La Signora Colombo è cittadina italiana. Risiede in Germania, si separa dal marito tedesco ed ottiene, con sentenza del tribunale tedesco, la collocazione presso di sé dei due figli nati dal matrimonio. Per motivi di lavoro intende tornare nella città natale, Milano, e pertanto si rivolge al Tribunale di Monaco di Baviera per regolamentare il diritto di visita del padre.

Una storia simile è assolutamente banale per qualsiasi giurisdizione europea. Diventa invece un incubo organizzato nel momento in cui è trattata dal sistema di giurisdizione familiare tedesco. [2] .

Il Governo della Repubblica Federale ha organizzato il suo apparato, il suo personale e tutta l'amministrazione ad esso collegata per rispondere ad un solo obbiettivo: preparare e controllare la decisione del giudice dei minori, con lo scopo di garantire – oggi e domani – che nessun bambino lasci mai ed in nessun caso il territorio tedesco.

Tutti i mezzi, anche i più disonesti, sono buoni per raggiungere questo fine [3]  :

- Decisioni unilaterali e segrete, rese con provvedimenti provvisori, mancata notifica al genitore non-tedesco, mancanza di protocolli verbali delle udienze [4] ,
- Ritiro dell'autorità parentale in favore dell'amministrazione tedesca [5] , prima ancora che il procedimento per il divorzio ed i diritti parentali abbia avuto inizio,
- Moltiplicarsi dei procedimenti, delle persone direttamente coinvolte e delle giurisdizioni (civile e penale), sfinimento giudiziario,
- Falsificazione di documenti e di traduzioni, produzione di doppioni con contenuti diversi [6] ,
- Minacce, ricatti [7] e criminalizzazione del genitore non-tedesco [8] , condanne penali "a titolo preventivo", senza previa audizione, senza notifica, emissione di mandati di arresto internazionali negli affari civili [9] , senza ragioni obbiettive, sulla base di provvedimenti provvisori unilaterali,
- Collaborazione dell'avvocato tedesco con le autorità locali [10] , difesa solo formale del genitore straniero [11] , concorso unilaterale dei funzionari ufficiali a vantaggio dell'interesse tedesco, impossibilità del cliente straniero di rifiutare un avvocato [12] ,
- Decisioni emesse sulla base di supposizioni non fondate anziché sui fatti, invenzione di motivazioni fallaci, fantasiose e ridicole per creare dei fatti compiuti che però non saranno più messi in discussione, menzogne amministrative,
- Utilizzo di termini che si prestano a creare confusione volontaria [13] , per ingannare le autorità straniere ed abusare della loro buona fede [14]


In Germania, un bambino è proprietà dello Stato tedesco [15] . Un giudice non può sentenziare [16] senza il controllo preventivo di una istituzione politica locale xenofoba : lo JUGENDAMT. Questa istituzione autoritaria e plenipotenziaria è il vero giudice dietro le quinte [17] . Insieme ai suoi numerosi ausiliari è al servizio dell'interesse tedesco [18] . Tutte le sue azioni sono finalizzate ad allontanare i bambini bi-nazionali dal genitore, dalla famiglia e dalla cultura non-tedesca ed a trattenerli in Germania, obbligando poi il genitore straniero a pagare gli alimenti per dei figli che non rivedrà mai più.

Il Suo collega di Governo, l'On. Franco Frattini [19] , ora Ministro degli Esteri, che si è già confrontato con queste pratiche giudiziarie inaccettabili nel cuore dell'Unione Europea, potrà confermarLe che non si tratta di casi isolati, ma la regola applicata de jure nella Germania moderna.

Così anche nel caso della Sig.ra Colombo. Nel momento in cui quest'ultima comunica la sua intenzione di rientrare in Italia, si vede confrontata ad un gruppo di pseudo-esperti estremamente organizzato e sconosciuto a qualsiasi altra giurisdizione europea, il cui unico obbiettivo è preservare e difendere l'interesse tedesco: lo Jugendamt, il Verfahrenspfleger, l'Umgangspfleger, psicologi, ecc [20]

Quando la Sig.ra Colombo capisce che ben presto anche lei, come ogni altro genitore straniero, non otterrà mai giustizia di fronte a tale sistema, decide di tornare in Italia. Non intende affatto sottrarre i bambini a suo marito, come affermano certi funzionari non informati dei fatti, ma fuggire a giusto titolo un sistema amministrativo iniquo, la cui unica finalità è costringere madre e figli a risiedere in Germania.

Che i Tedeschi abbiano organizzato il loro apparato giudiziario per impossessarsi dei bambini altrui con apparente legalità, non meraviglia più nessuno. Sarebbe estremamente ingenuo pensare che pochi decenni abbiano potuto modificare profondamente il comportamento di un intero popolo e dei suoi giuristi.

Ma che dei giuristi italiani possano continuare a seguire gli ordini di Berlino sarebbe scioccante. ed è quello che sembra invece succedere nel caso della Sig.ra Colombo, che peraltro non è affatto l'unico caso a conoscenza del CEED.

Poiché la Sig.ra Colombo ed i suoi figli sono fuggiti dal regime [21] dello JUGENDAMT per rientrare in Italia, la signora viene arrestata dalle autorità italiane su richiesta di quelle tedesche, incarcerata e poi rilasciata con obbligo di firma. Tutto ciò trascurando che i bambini vivono con la sola mamma da ormai quasi due anni e la Sig.ra Colombo è detentrice dell'autorità parentale e del diritto di custodia sui suoi figli. Questo è incontestabile e confermato dalla sentenza del Tribunale di Monaco di Baviera e da numerosi altri documenti.

Ill.mo Sig. Ministro, se le autorità italiane avessero verificato alcuni punti essenziali degli atti, come avrebbero dovuto fare in virtù del Trattato di Schengen [22] , avrebbero respinto le richieste delle autorità tedesche di estradare la Sig.ra Colombo e rimpatriare i suoi figli in Germania. Non solo, avrebbero chiesto spiegazioni al Governo tedesco circa la sua singolare percezionedel Diritto familiare e dell'equità;

Ill.mo Sig. Ministro, alcuni punti fondamentali degli atti relativi alla Sig.ra Colombo, necessitano di urgente verifica :

  1. Perché l'autorità SIRENE, la Magistratura di Milano e l'Autorità Centrale a Roma si accontentano della traduzione menzognera e non giurata nella quale i Tedeschi omettono deliberatamente di menzionare che la Dott.ssa Colombo è pienamente detentrice dei Diritti di Custodia sui suoi figli [23]  
  2. Perché le autorità italiane intraprendono misure coercitive in campo penale, – e quindi dalle pesanti conseguenze – nei confronti dei propri concittadini, senza verificare preventivamente la qualità unilaterale e/o provvisoria delle decisioni tedesche in materie civili.
  3. Sulla base di quale sentenza definitiva e con quale obbiettivo i giuristi tedeschi spiccano – in segreto –, il 24 agosto 2008, un mandato di arresto internazionale [24] a titolo « preventivo » a carico della Sig.ra Colombo, senza pertanto procedere al suo arresto il 2 settembre, quando quest'ultima compare avanti il Tribunale di Monaco di Baviera, il quale le conferma ancora una volta di essere detentrice del diritto di custodia e che i bambini devono continuare a vivere con lei.
  4. Come può il Tribunale tedesco garantire l'equità delle sue decisioni giudiziarie, mentre rifiuta la presenza all'udienza del rappresentante consolare della Repubblica Italiana [25] , ma autorizza invece la presenza dello JUGENDAMT, rappresentante politico dello Stato tedesco e parte direttamente coinvolta.


Ill.mo Sig. Ministro, è certo che se i bambini Colombo ritorneranno nella giurisdizione tedesca, lo Jugendamt ed i giuristi tedeschi utilizzeranno il « loro » Diritto e la « loro » giustizia, per allontanare la Sig.ra Colombo dai suoi figli e per impedire loro, prima o poi, ogni contatto con la cultura italiana.

Il Tribunale vorrà dunque dire in che misura garantirà i diritti universali dei suoi concittadini in quel paese, anche alla luce di altri casi, conosciuti dalla Dott.ssa Valeria Procaccini, Magistrato incaricato presso l'Autorità Centrale, Ministero della Giustizia, Dipartimento Giustizia Minorile [26] .

Relativamente alla qualità dei documenti presentati, al modo in cui si sono tenuti i procedimenti in Germania, alla strumentalizzazione della Giustizia familiare tedesca a fini politici [27] , relativamente alle gravissime e ripetute violazioni del Diritto Internazionale, delle distorsioni dei principi democratici perpetrati in piena conoscenza di causa dai giuristi tedeschi [28] , dissimulati in modo autoritario alla comunità internazionale, relativamente ai dibattiti in programma al Parlamento Europeo ed all'ONU [29] , ci auguriamo vogliate richiedere ai Vostri servizi, Ill.mo Sig.Ministro, un rapporto dettagliato del caso Colombo.

Se le affermazioni del CEED si riveleranno corrispondenti ai fatti, allora la richiesta di estradizionedella Sig.ra Colombo non avrebbe più alcun motivo di esistere. Quest'ultima è stata arrestata ed imprigionata sulla base di documenti menzogneri, falsificati e non verificati.

In questo caso, né la procedura penale in corso in Italia, né l'obbligo di firma a cui la signora è ancora sottoposta, avrebbero motivo di sussistere; dovrebbero essere immediatamente annullati. Vi preghiamo di voler richiedere ai Vostri servizi non solo la produzione del primo mandato di arresto, ma anche la copia completa del dossier dello JUGENDAMT – che è giudice e parte interessata – prima di procedere ad riesamine della domanda di rimpatrio dei minori conformemente alle Convenzioni dell'Aja e del Regolamento 2201/2003 [30] .

Il CEED prega infine il Governo italiano di volersi associare ai suoi omologhi francesi, polacchi, spagnoli ed inglesi, già informati delle pratiche tedesche [31] , per richiedere l'impegno della Commissione europea in un procedimento contro la Repubblica Federale Tedesca avanti la Corte Europea di Giustizia del Lussemburgo.

Olivier Karrer                          Dr Massimo Casalegno
CEED Paris                           CEED Suisse
Paris, en janvier 2009              Zurich, in Januar 2009

Copia :
On. Jacques BARROT, Commissario Europeo Commissario responsabile per il portafoglio Giustizia, Libertà e Sicurezza, Bruxelles
On. Morten Kjærum, Director of the European Union Agency for Fundamental Rights, Vienna
On. Marcin LIBICKI, Presidente della Commissione delle Petizioni, Parlamento Europeo
Avv. Dott. Giuseppe Ezio CUSUMANO, Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Milano


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29.12.2008

l'Italie dénonce l'Allemagne: 2008: les enfants de Himmler

Ci dessous vous trouverez un article d'un journal italien qui dénonce le jugendamt, en rappelant son origine ( Himmler) et son rôle aujourd'hui d'être le rapteur ou le complice du parent rapteur.

La donna separata rischia cinque anni

Porta a Milano i figli: la Germania
vuole l'arresto della madre

Lo Jugendamt, istituito da Himmler, aveva negato il trasferimento. I bimbi considerati latitanti

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Marinella Colombo
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINOOggi, la vita di Marinella Colombo potrebbe crollare. Rischia cinque anni di prigione: perché si è trasferita a Milano. Soprattutto, rischia che i suoi due figli, di sei e dieci anni, al momento «latitanti», vengano presi, «portati in un istituto in Germania e poi affidati a una famiglia tedesca — dice —. Con la prospettiva di non vederli più». Una madre contro lo Jugendamt, l'Ufficio per i minori tedesco che ha poteri di influenza sulle vite dei bambini e delle famiglie che non hanno uguali in nessun altro Paese d'Europa. È la battaglia di una donna per salvarsi, con i suoi figli, da un potere molto spesso positivo, altre volte intrusivo fino alla disperazione. Lo Jugendamt ha il compito di verificare il benessere dei minorenni e in genere svolge un'opera importante nei casi di violenza, abusi, malnutrizione. Altre volte, però, la sua attività è più che controversa: la tendenza a impedire che bambini nati in Germania da un genitore tedesco e uno straniero lascino il Paese è stata denunciata in centinaia di petizioni al Parlamento europeo, al Consiglio d'Europa e alle Nazioni Unite. Questo è il primo caso che coinvolge una cittadina italiana, ma le vicende simili sono molte: nelle scorse settimane, per dire, una madre polacca, Beata Pokrzeptovicz, ha scosso la Germania e soprattutto la Polonia quando ha «rapito », a Düsseldorf, il figlio di nove anni, disperata perché lo Jugendamt le impediva di vederlo. Marinella Colombo e Jörg Tobias Ritter si separano alla fine del 2006. I figli, Leonardo e Nicolò, sono in affido congiunto con residenza principale presso la madre, a Taufkirchen, nei pressi di Monaco di Baviera. A inizio 2008, alla signora Colombo viene offerto «un ottimo» lavoro a Milano. Iniziano così le procedure legali per avere il permesso di trasferirsi con i bambini in Italia. Nella dichiarazione che scrive al tribunale tedesco, si impegna a portare i figli una volta al mese a Monaco dal padre e a permettergli di visitarli a Milano. Nel frattempo, il tribunale aveva nominato due curatori dei figli, funzionari legati allo Jugendamt, di fatto terzi genitori con il compito di garantire il bene dei bambini. «Da quel momento, si ingeriscono nella loro vita — racconta la madre —. Li interrogano a lungo chiusi in una stanza, da soli, uno per volta. Quando sono con il padre impediscono loro di telefonarmi. Disperati, ovviamente, pianti convulsi: dopo due anni così, hanno terrore di tutto ciò che è tedesco, loro che sono perfettamente bilingui».

Lo scorso giugno, la richiesta di trasferimento viene respinta. Il 24 agosto, la polizia di Monaco emette un mandato di arresto europeo per la signora Colombo per sottrazione di minori. I quali, in realtà, in quel momento sono in vacanza con il padre. Lei, ignara, si presenta all'udienza di ricorso per il trasferimento, il 2 settembre. Ma non viene arrestata. Il tribunale si limita a respingere il ricorso. «A un certo punto ho capito, definitivamente, che stavano costruendo un caso — dice —. Che avrebbero cercato di non fare uscire i bambini dalla Germania, in nessun modo, e poi di togliermi l'affido». Il 14 settembre, dunque, prende Leonardo e Nicolò e guida da Monaco a Milano. Il 24 settembre parte un altro mandato di arresto e il 27 ottobre Marinella Colombo si costituisce, a Milano, rilasciata poi con l'obbligo di firma settimanale. Intanto, i figli hanno iniziato la scuola. Il 2 dicembre, però, il tribunale dei minori di Milano decide positivamente su una richiesta dello Jugendamt per il rimpatrio dei bambini (che hanno anche passaporto italiano) e ne ordina l'esecuzione immediata. «Una delusione enorme », dice la madre, che a quel punto li nasconde: latitanti. Oggi, la quinta sezione penale del tribunale della metropoli lombarda dovrà decidere se estradare la signora Colombo, come chiesto dalle autorità tedesche: la pena, in Germania, può arrivare a cinque anni di carcere. Nella vicenda, il ruolo dello Jugendamt è fondamentale. L'Ufficio — istituito con lo stesso nome nel 1939 sotto la supervisione di Heinrich Himmler e poi riformato negli Anni Settanta — ha sedi in tutto il Paese, è praticamente un potere autonomo, con scarsi controlli e forti legami con la politica locale. Soprattutto — unico in Europa — è allo stesso tempo assistente sociale e magistrato, nel senso che prende decisioni amministrative su questioni essenziali per le famiglie. Il prossimo febbraio, il Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, discuterà di questa istituzione. Molte sono le denunce presentate al Parlamento europeo. La Dichiarazione di Bemberg sullo Jugendamt, stilata dalle Organizzazioni non governative presso il Consiglio d'Europa nell'ottobre 2007, dice tra le altre cose che «è quasi impossibile chiamare a rispondere i dipendenti di questo ufficio né per la legge civile né per la legge penale». Nella vicenda Colombo-Ritter, è come minimo stato decisivo — in quanto terzo genitore — nelle sentenze dei tribunali tedeschi e ha probabilmente fatto precipitare nel dramma un conflitto tra genitori. Per questo articolo, la signora Oddoy del Kreisjugendamt di Monaco ha detto di non potere commentare il caso Colombo- Ritter, in quanto non pubblico. Lo stesso ha detto Ingrid Kaps, portavoce del tribunale di Monaco.

Danilo Taino
22 dicembre 2008

 

04:21 Écrit par Maeliss , chaque jour la lune a un message pour toi dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) | Envoyer cette note | Tags : allemagne, rapt enfant, marinella colombo |  Facebook |